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Castello di Briona


immagine ingrandita Castello di Briona (apre in nuova finestra) La località in cui sorge il castello di Briona viene ricordata per la prima volta nel 995 mentre le prime notizie scritte della presenza di una fortificazione risalgono al 1140. Sono contenute in un atto di accordo tra il Conte Guido di Biandrate ed i canonici di San Gaudenzio di Novara.
L'accordo stabiliva che i diritti signorili sarebbero appartenuti ancora ai canonici, che possedevano i magazzini del castello, mentre la struttura militare sarebbe andata al Conte Guido. L'accordo soddisfaceva sia gli ecclesiastici, poichè sarebbe spettato loro il provento dei fitti, dei magazzini e delle derrate agricole in essi contenute nonchè il diritto di quattro aziende agricole e dei diritti signorili sui rustici che le coltivavano, sia al Conte di Biandrate poichè il possesso del "castrum" costituiva un tassello importante del sistema fortificato che faceva capo ai castelli di Biandrate, Proh, Camodeia, Carpignano, Sizzano, Breclema e Seso, tutti posti a difesa degli accessi alla Valsesia e tutti appartenenti al Conte di Biandrate.
Il castello di Briona è collocato infatti in posizione strategica in cima alla cresta collinare e, come approntamento militare, dominava la pianura sottostante, in pratica controllava gli accessi a Novara dal nord-ovest. E' probabile che il luogo fosse già presidiato in epoca longobarda, ma non ci sono certezze sul suo fondatore. A partire dal 1140 e fino al 1209 il castello sarà riconfermato ai Biandrate da successivi diplomi imperiali. Durante il XIII sec. alle proprietà dei conti si sostituirono i possessi immagine ingrandita Castello di Briona (apre in nuova finestra) delle famiglie capitanali, legate a Novara e alla sua politica espansionistica. Con l'avvento della signoria viscontea Briona entrò nella sfera di influenza dei domini di Milano. Nel 1356 divenne possesso dei Visconti che ne fecero una base per le loro lotte contro i Marchesi del Monferrato. Come tale nel 1363 subì il saccheggio da parte della "compagnia bianca" dell'inglese Albert Sterz che Giovanni Paleologo, Marchese del Monferrato, aveva assoldato e che per anni devastò il novarese.
Nel 1449 a Melegnano fu fissato il destino di Briona: Francesco Sforza, avviato alla conquista del ducato di Milano, per sdebitarsi con Giovanni Tornielli che da due anni combatteva al suo fianco, gli concesse in feudo "castrum e locum Brione" con ogni potere di amministrare la giustizia e di riscuotere i proventi finanziari spettanti all'amministrazione dello Stato.
Nel 1486, il Tornielli volle abitare a Briona con suo figlio Melchiorre e pertanto decise di costruire, entro il perimetro della fortezza, la rocca, uno degli edifici militari più suggestivi del novarese. Il figlio di Melchiorre, Manfredo, ereditò i beni nel 1488 e a partire dal 1495 la rocca di Briona divenne sede di attività politiche e militari antisforzesche, il Conte Manfredo, in forte contrasto con Lodovico Sforza "il Moro" per questioni di diritti d'acqua, tradì il Duca e si schierò con i francesi, insieme ai Caccia e ai Trivulzio. Dopo l'assedio di Novara, Manfredo fu processato in contumacia e i beni sequestrati, anche la rocca cadde nelle mani del Moro. Alla corte del Re di Francia, Manfredo con i Trivulzio preparò una nuova spedizione militare sulla Lombardia, effettuata con successo nel 1499, anno in cui il Tornielli diventa governatore militare di Novara e ritorna in possesso della rocca.
immagine ingrandita Castello di Briona (apre in nuova finestra) Alla morte di Manfredo successe il figlio Filippo Tornielli, che aveva compiuto una diversa scelta politica ed era divenuto generale di cavalleria di Carlo V (Re di Spagna). Conclusa la carriera militare Filippo si ritirò nella rocca di cui aveva incrementato la costruzione dei torrioni nella cortina periferica. Alla sua morte la rocca passò al figlio Manfredo, prima capitano della cavalleria spagnola e poi colonnello del fanteria. Nel 1583 il Conte Manfredo Tornielli, possessore della fortezza, morì senza lasciare alcuna discendenza maschile e pertanto i suoi beni, considerati di natura feudale, furono ripresi dagli agenti della Camera Ducale di Milano. La vedova e le sue due figlie, Barbara e Antonia, si opposero affermando che se, il castello era un bene feudale, la rocca, al contrario, era di proprietà allodiale o privata della famiglia: le donne asserivano che la rocca, situata in posizione separata dal castello, era stata edificata da Melchiorre Tornielli "coi propri denari". Il magistrato di fronte alla richiesta di restituzione del bene ordinò un'inchiesta che stabilì che la rocca era veramente inserita entro un più antico "Castrum".
Il complicato processo si concluse nel 1588 e la sentenza stabilì che le eredi Tornielli potessero tenere la rocca come bene di proprietà. Antonia Tornielli sposò nel 1597 Giovanni Battista Caccia detto il "Caccetta", (vedi scheda personaggi), che si recò a vivere nella rocca di Briona almeno a partire dal 1598, reo di molti delitti e di attività antispagnole, che fu giustiziato a Milano nel 1609. La rocca fu sequestrata dalla Camera Ducale di Milano insieme ai beni familiari e al castello di Vaprio, ancora nella metà del seicento era tenuta dal governo spagnolo. Nel 1653 Barbara Guasco, nipote di Manfredo Tornielli, coniugata con Claudio Dal Pozzo d'Annone, ottenne la restituzione della fortezza. Da quel momento la rocca fu abitata dai Marchesi Dal Pozzo D'Annone. Nel immagine ingrandita Castello di Briona (apre in nuova finestra)1864 essi la vendettero al Barone e Generale sabaudio Paolo Solaroli, diplomatico ed aiutante effettivo del Re Vittorio Emanuele II che, nel 1867, lo insignì del titolo di Marchese di Briona, morì il 10 luglio 1878 a Torino, lasciando numerosa prole. Nella rocca egli aveva trasportato cimeli, armi, oggetti e ricordi della sua vita avventurosa in Egitto e nell'India, degli ultimi Mogul. La raccolta è andata per la gran parte suddivisa e dispersa per eredità nel corso di questo secolo, mentre la rocca appartiene tuttora al Marchese Solaroli.
Il castello si presenta oggi abbastanza integro. Nel corso dei secoli fu riadattato ed è tuttora abitato. Con tutta probabilità l'attuale fabbricato fu eretto verso la fine del XV sec. da Manfredo I, dopo l'assalto di Lodovico il Moro. Furono in parte sfruttati i muri antecedenti, le cui bifore ad arco acuto, otturate, sono ancora visibili. La sistemazione fu decisiva e grandiosa, unitaria e geniale nell'impianto. Il castello è un quadrilatero pressochè perfetto, racchiude al suo interno un cortile pensile quadrato, con pavimento all'altezza del primo piano, sorretto da volte a crociera impostate su un pilastro centrale.
Al piano inferiore viene a crearsi una grande sala, posta tra il cortile coperto, la sala capitolare e la cripta, di enormi proporzioni. Il cortile superiore era un tempo circondato da una balconata lignea. La rocca possiede un'unica torre molto esile, impostata sul lato settentrionale, con una piccionaia molto dilatata, munita su tutti i lati di apparato a sporgere. La torre domina la costruzione ma, per la sua esilità e nonostante le caditoie, aveva certamente funzioni di vedetta più che di struttura militare. Le pareti del cortile superiore sono affrescate con gli stemmi imperiali degli Sforza e dei Gonzaga, cui il castello pare fosse appartenuto fugacemente prima di divenire proprietà dei Tornielli, purtroppo gli affreschi, oggi, sono quasi totalmente scomparsi.
Nel 1500 furono aperte alcune finestre rettangolari, incorniciate da mattoni sagomati, che rovinarono in parte gli affreschi, soprattutto uno raffigurante Santa Apollonia. Il castello è coronato su tre lati dai tipici beccatelli in mattoni, molto allungati, alla novarese. Essi mancano sul lato settentrionale dove le riseghe, ancor oggi esistenti, dimostrano l'intenzione di costruire un fabbricato maggiore di cui doveva far parte anche la torre, opera provvisoria divenuta poi definitiva. Le finestre sono rinascimentali a crociera. Verso nord-ovest sporge un grande corpo avanzato, collegato al castello solo da una scala, rettangolare poggiato ad una costruzione già parte inferiore di un torrione, di robustezza eccezionale. Di fianco, tra questo corpo e il castello, doveva trovarsi in antico, l'ingresso che veniva così ben difeso. Le aggiunte ad arcate e l'ampliamento della scala di collegamento sono probabilmente opera di Filippo Tornielli, architetto militare rinomato nel XVI sec. Le colonne che decorano la scala recano capitelli provenienti da altre parti del castello, con scolpiti stemmi non del tutto identificati. Ai Tornielli risalgono probabilmente anche gli spalti che ora racchiudono il giardino e che sviluppano il castello verso mezzogiorno. L'interno del castello è a tre piani con soffitti in legno con semplici decorazioni.

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