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Frazione di PROH

immagine ingrandita Chiesa di San Silvestro - Vista Esterna (apre in nuova finestra) La frazione di Proh sorge ai piedi della collina che scende dalla Valsesia verso Novara e che in antico aveva il nome di Monte Regio. L'etimologia del nome Proh è incerta: o sito petrorio o luogo sassoso (petrolium, pretorium, pretrorium o petrurium).
Proh compare citato per la prima volta nel 949 come Capus Plebis. Era luogo di una certa importanza e dalla pieve (vedi scheda - visita guidata) dipendevano Briona, Castellazzo Novarese (Camodeia), San Martino (Orre), San Bernardino e tutta l'area fino a Sillavengo compreso.
Nel 1140 venne concessa in feudo da Corrado III di Svevia ai Conti di Biandrate che probabilmente furono i primi costruttori del primo fortilizio posto sull'altura ancora oggi detta "il Castellaccio".
Qui si trovano la piccola e antica chiesa di San Silvestro e i resti della cinta interna e della torre (XI sec.) del fortilizio, il castello costituiva nel 1362 il primo serio baluardo difensivo sulla strada che da Novara saliva verso la Valsesia.
Fu distrutto, come molti altri, durante la guerra tra i Visconti di Milano e il Marchese del Monferrato. Il luogo passò poi sotto il controllo dei Caccia di Mandello. Nel 1572 Proh passò dai Tornielli ai Cattaneo.
Nel 1672 la fortezza e il feudo di Proh vennero acquistati dai Cattaneo di Cavaglietto che li tennero fino agli inizi dell'ottocento.


immagine ingrandita Castello di Proh (apre in nuova finestra)immagine ingrandita Campagna - Risaie (apre in nuova finestra)


Frazione di SAN BERNARDINO DI BRIONA

immagine ingrandita Chiesa di San Bernardino - Facciata (apre in nuova finestra) San Bernardino di Briona, è un punto di riferimento, fra i più importanti in tutto il nord-italia, riguardo alla civiltà celtica. Nel 1864 vi si rinvenne una stele con iscrizione in alfabeto nord-etrusco e in lingua celtica, la più lunga delle tre che sono rimaste in Italia a ricordare la lingua degli antichi Galli.
L'insediamento celtico di San Bernardino di Briona apparteneva ai Vertacomori, provenienti dalla tribù dei Voconzi, che si trovavano nella Gallia Narbonese. Il blocco di pietra deve essere posteriore all'89 a. C., anno in cui Novara ottenne lo "Ius Latii".
Infatti uno dei cinque dignitari il cui nome è trascritto sulla stele, è Quintus Legatus, un celta divenuto cittadino romano e incaricato di una missione ufficiale. L'iscrizione sottolinea il passaggio di consegna di potere dai celti ai romani. Sempre nella frazione, nel 1918, durante gli scavi dedicati a un sepolcreto ad inumazione dell'età del ferro, si rinvennero ceramiche di tipo golasecchiano e bronzi di tipo veneto (situle) o etrusco (elmi), ora al museo civico di Novara.
La necropoli è importante per l'unicità delle tombe e per il ritrovamento di tracce della strada che conduceva all'interno del cimitero. Gli studi compiuti hanno evidenziato la fervente attività commerciale della tribù dei Vertacomori con gli Etruschi e con le genti del meditteraneo.

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